Uno spettacolo di Angelo Maiello
regia Claudio Di Palma
con Angelo Maiello
La storia di Don Lorenzo Milani e la solitudine della sua battaglia socioculturale in un’Italia ancora contadina, raccontate dalle parole dello stesso prelato fiorentino, sono il perno su cui ruota A Don Lorenzo Milani, spettacolo in scena al Teatro Civico 14 sabato 13 (ore 21.00) e domenica 14 marzo (ore 19.00), di e con Angelo Maiello per la regia di Claudio Di Palma.
A Don Lorenzo Milani racconta di un prete fiorentino costretto a salire sul monte Giovi, in direzione Barbiana, un luogo nascosto, isolato. È la storia di una santo che accetta di essere solo contro tutti, alla ricerca della Verità con coerenza, fino in fondo, fino alla rottura, fino all’ultimo, in compagnia solo dei suoi ultimi. Ma è anche la storia di un viaggio più profondo, guidato da quella libertà che lo aveva indirizzato verso quella Verità che lo rese cristiano, prete, parroco, maestro, scrittore, profeta, intellettuale, ribelle. Al centro della narrazione le parole dello stesso Milani, nulla di questa narrazione è inventato, ogni frase dello spettacolo è stata pronunciata da Don Lorenzo, proprio per rimarcare la centralità della sua parola. Centralità che è sottolineata dalla scelta minimale nell’allestimento dello spettacolo e da quella di elaborare un monologo della durata di sessanta minuti, con un pubblico che si dispone a stretto contatto con l’interprete. Scelte che sottraggono alla pièce, per aggiungere alla forza della narrazione, alla voce dell’interprete, al suo corpo e alla necessità etica di denunciare l’ingiustizia sociale contro cui lottò Don Lorenzo e che è mostruosamente attuale
“L’incontro con don Lorenzo Milani è stato del tutto casuale. Tanto casuale – continua Angelo Maiello, autore e attore della pièce – quanto felicemente sorprendente. Mi hanno stupito l’attualità delle sue idee e della sua testimonianza, la profondità del suo pensiero e l’acutezza delle sue conclusioni, la capacità di descrivere e spiegare aspetti del nostro ambiente politico e sociale, dando risposte concrete ad interrogativi e perplessità che non avevano un volto e un chiaro profilo. Più leggevo i suoi testi, più trovavo quelle pagine vive, dinamiche, capaci di accendere forti emozioni nella loro devastante, asciutta verità. Subito è nata l’idea di trasmettere e raccontare ad altri una storia che ancora oggi mi emoziona”. Non solo la necessità di raccontare la storia di Don Milani, però, ha spinto Maiello a scrivere questo monologo “è anche una personale sperimentazione che parte da una domanda. Cosa è essenziale per fare teatro? Durante le prove, il lavoro si è limitato semplicemente a togliere e tagliare per scoprire che paradossalmente il teatro può fare a meno del teatro e tutto ciò che c’è dentro: scenografia, costumi, abbonamenti, direttori artistici. Ma non può fare a meno di un attore, con un corpo ed una voce, che racconta una storia (meglio se la storia piace da morire all’attore) a qualcuno. Il resto è secondario. Al centro del lavoro la storia, in questo caso don Lorenzo, e non l’attore, la voglia di farlo conoscere, evitando strumentalizzazioni di parte, e non altro. Un attore vestito di nero si muove in una scena povera di oggetti, parla di lavoro minorile e di solitudine”.
“Il desiderio di esprimere il nostro pensiero e di capire il pensiero altrui è l’amore. Per cui essere maestro, esser sacerdote, essere cristiano, essere artista e essere amante e essere amato sono in pratica la stessa cosa.” Lorenzo Milani
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