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ERNEST HEMINGWAY
VIVACE DIBATTITO ALL’INCONTRO DI “LETTERATITUDINI”
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(Di Matilde Maisto) - Dopo un paio di rinvii, causati da impreviste ed inderogabili motivazioni, finalmente mercoledì 9 Novembre 2011, ha avuto luogo il primo incontro di  “Letteratitudini” che, ormai, si avvia alla sua 3^ Edizione.

Come sempre abbiamo trascorso una piacevolissima serata in compagnia di amici amanti della letteratura. Il gruppo man mano si infoltisce ed infatti accanto ai fondatori, partecipanti della prima ora, ieri sera abbiamo avuto il piacere di ospitare la signora Giannetta Capozzi e Don Rocco Noviello, parroco della Parrocchia Maria SS. Assunta in Cielo.

Trattare, per sommi capi, la vita e le opere di Ernest Hemingway ha dato vita ad un vivace dibattito. Infatti, alcune persone, pur riconoscendo la bravura dell’autore, il quale vinse il premio Pulitzer nel 1953 ed il premio Nobel per la letteratura, nell’anno successivo e ci ha lasciato un patrimonio letterario di altissimo livello, non lo condividono come uomo, essendo egli morto suicida .

Hemingway, il vitalismo che sfidò la morte, non fu accettato neppure dagli stessi americani, in quanto gli americani non consentono mai ai loro eroi di distruggere il mito che essi stessi hanno creato. E fu proprio per questo motivo che i primi necrologi apparsi negli Stati Uniti, dopo la morte di Hemingway svilissero l’uomo e lo scrittore, giudicando “incompiuti” l’uno e l’altro. Il colpo di fucile che cinquant’anni fa, in una tersa mattinata domenicale, si era tirato alla testa, preso forse dalla stanchezza di vivere e atterrito da disturbi nervosi che da qualche tempo stavano intaccando quel patrimonio preziosissimo che è la memoria, fu visto come un atto di viltà, come un’uscita di scena indegna di un uomo che aveva attraversato terre e mari col cipiglio di un eroe antico. Chi volle ricordare che nel 1928 il padre, perseguitato dai debiti, si era tolto la vita nello stesso modo, lo fece in modo tendenzioso, ma furono dei cattivi interpreti di questo atto. Oggi, infatti, è ben chiaro ch il vitalismo che anima l’opera di Ernest Hemingway fin dai primi cimenti, lascia scorgere in filigrana, un senso della fine che è coscienza della umana impotenza di fronte al dolore e alla morte. Mai, come nel suo caso, vale la nota riflessione di Walter Benjamin, che il riso è solo il rovescio del pianto.


 

2011-11-17
Fonte: COMUNICATO STAMPA

 
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