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Una solitudine troppo rumorosa di Andrea Renzi
Teatro Civico 14
17 - 18 dicembre 2011





Sabato 17 [ore 21.00] e domenica 18 [ore 19.00] Andrea Renzi nella veste di attore e regista  porterà in scena sul palco del Teatro Civico 14"Una solitudine troppo rumorosa" dall'omonimo romanzo di Bohumil Hrabal.
Quello di Renzi sul piccolo palco del piccolo teatro di vicolo della Ratta è un ritorno importante dopo il successo di "Fuochi a mare", l'omaggio al poeta russo Majakovskij presentato in cartellone la stagione passata.


Hanta, il protagonista di "Una solitudine troppo rumorosa" da più di trent'anni pressa carta vecchia, con un metodo non privo di fantasia, beve birra e, ogni tanto, salva qualche bel libro dal macero, lo porta a casa; ormai i volumi gli incombono sulla testa. 
E’ domenica, giorno di riposo dell’operaio Hanta. Libero dal lavoro alla pressa meccanica lo ritroviamo a casa: al gabinetto. Tra letture e birra divaga come suo solito e ricorda le donne della sua prima giovinezza. “Istruito contro la sua volontà” ha trasposto in un poemetto in quartine ed endecasillabi la storia di un amore. Nel suo italo-slavo reinventato, una sorta di suo volgare, racconta dell’incontro con una piccola zingara.

“Ogni oggetto amato è il cuore del paradiso terrestre” dice Hanta citando l’amato Novalis. E’ alla luce di questa frase che va visto il suo sommergersi nei libri preziosi, il ricoprirsi di ricordi, il formare una gradevole cuccia dove raccontarsi, proteggersi e trasformarsi. Perché lo sguardo di cui Hrabal dota il suo personaggio non è intimista, privato, anzi è uno sguardo che attraversa il reale in tutte le sue componenti: materiali e spirituali. Dal gabinetto al paradiso, da Goethe ai topi, dalla poesia alla birra. Uno sguardo che coglie le trasformazioni epocali (il passaggio dalla pressa meccanica a quella idraulica), gli sfondi storici e politici e culturali, ma da un punto d’osservazione personale: la soglia tra vita e morte, tra ombra e luce, tra corpo e spirito. E’ lì che Hanta colloca il suo magazzino, la sua casa. “E se questo è il livello di lettura metaforica del romanzo – dice Renzi riguardo il suo spettacolo – non
 va dimenticato e disgiunto il livello di lettura realistico. La descrizione della vita materiale del personaggio con implicazioni autobiografiche. Hrabal stesso dice di non sapere più distinguere quali episodi siano accaduti a lui, che ha lavorato per alcuni anni in un deposito del macero, quali al ‘vero’ Hanta, suo collega di lavoro più anziano, e quali siano inventati di sana pianta”. “Rispecchiarci attraverso il teatro in un personaggio che vive materialmente alla soglia della nostra cultura – conclude Renzi – tra il macero e le macerie, può aiutarci a guardare dall'esterno i nostri valori. E a riconsiderarli profondamente. E’ solo nell’incontro vivo con un poeta, uno scrittore e non un letterato, per usare la bella distinzione che faceva Elsa Morante, che possiamo sperare in un aumento di vitalità. E qui l’attore e il teatro si mettono umilmente al servizio di un grande scrittore del secolo scorso che può farci compagnia nel
 nuovo millennio”.“Sono stato attratto fisicamente dalla possibilità di dare corpo ad Hanta: come cammina, come parla, con quale voce, com’è vestito, cosa pensa tra una parola e l’altra, cosa mangia, cosa canta, cosa non dice e tiene per sé” racconta Renzi a riguardo del suo spettacolo.
 

2011-12-17
Fonte: COMUNICATO STAMPA

 
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