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O core mio: Titina, una dei tre
Bottega del Teatro di Caserta
sabato 13 ottobre 2012





La nuova stagione teatrale della Bottega del Teatro: ” Risorgimenti : pe fa o teatro ce vo a salute”, in via Volturno a Caserta, sarà inaugurata dallo spettacolo “O core mio: Titina, una dei tre” testo, adattamento e regia di Matteo De Simone con Tania Coleti.

Il monologo è stato presentato , con grande successo, in alcuni festival estivi come “ IngiarDino” a Sabaudia e “ Sul sentiero degli dei” ad Agerola, quella di Caserta è la prima serata di una tournee in vari teatri italiani.

“O core mio: Titina, una dei tre” non vuole raccontare solo la storia di una grande attrice e della sua carriera ma anche quella di una donna con le sue emozioni, le sue ansie, le sue gioie, il suo dolore e il suo coraggio.

Attrice, autrice di commedie, pittrice, Titina sarà l’ago della bilancia tra due titani del teatro come Eduardo e Peppino.

Titina visse in una famiglia in cui il teatro era costitutivo della sua stessa esistenza: a partire da suo padre il celebre Eduardo Scarpetta, ai fratelli Eduardo e Peppino al marito Pietro Carloni.

Nel 1905 Titina fece il suo esordio, come era tradizione per ogni grande attore napoletano,

in Miseria e Nobiltà nel ruolo di Peppiniello pronunciando la famosa battuta “Vicienzo me patre a me”. Da quel momento in poi lavorò, senza sosta, in teatro in varie compagnie, dividendosi tra i palcoscenici di Roma e Napoli alternando parti maschili e femminili.   passando dal varietà con il grande Totò, alla “sceneggiata”, alla scarpettiana per approdare poi alla compagnia con i fratelli.

Nel 1931 a Roma debutta la Compagnia del Teatro Umoristico di Eduardo De Filippo ribattezzata poi Il Teatro Umoristico dei de Filippo: «Si può dire che li vedevo allora per la prima volta. Prima di quel momento confesso di non averli mai conosciuti veramente. Quei ragazzi scorbutici, chiusi in loro stessi. Avevano vissuto con me un’infanzia curiosa, particolare». Il successo è straordinario. Con loro lavoreranno anche Tina Pica, Pietro Carloni, Dolores Palumbo.

 Il carattere generoso e altruista di Titina fu fondamentale nell’esercitare una continua mediazione tra i due fratelli, così profondamente diversi: Eduardo introverso, Peppino estroverso, nel tentativo di appianare contrasti e i conflitti possibili.

La rottura tra i due fratelli fu un grande dolore per Titina che la visse come una sconfitta personale, comunque dopo un periodo di allontanamento dai fratelli, ritornò a recitare con Eduardo diventando interprete magistrale dei grandi personaggi femminili eduardiani.

 

Nel ruolo di Donna Amalia in Napoli Milionaria ebbe la sua prima grande affermazione, era il 25 marzo 1945, andò in scena al Teatro San Carlo.  Eduardo è il primo autore italiano che racconta la guerra vista dai civili e una società degradata che sembra senza speranze e deve invece ricostruire un futuro. È tra i primi artisti che chiedono una riflessione su quanto, è appena accaduto.

Eduardo, nel 1947, scrive Filumena Marturano, un ruolo pensato e scritto per la sorella.

Ma il cuore di Titina, nel 1948 durante una delle repliche, una forte bronchite e un collasso mettono a repentaglio la sua vita; è stenosi mitralica, deve smettere di recitare.

Lasciare il teatro per Titina fu come perdere la propria casa, quella stanza tutta per se, dove aveva vissuto tutti i momenti più importanti della sua vita, il teatro era stato la sua vita.

Il testo, che si ispira ai diari di Titina e a un libro scritto dal figlio Augusto, è stato scritto da Matteo De Simone con rispettoso amore, in una sorta di serata di onore, per raccontare la vicenda umana e artistica di questa grande donna e grande attrice: Titina una dei tre


 

2012-10-08
Fonte: COMUNICATO STAMPA

 
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